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PRINCIPI ATTIVI


Resina
Contiene vari acidi resinosi, principi amari.
Olio essenziale
Contenente pinene, tannini per cui costituisce un’ottima materia prima per l’industria conciaria.
Colorante
Sono presenti ancora polifenoli cui è dovuto il potere colorante della pianta.

FITOTERAPIA

Le principali proprietà della droga sono quelle astringenti, emostatiche, vulnerarie e aromatizzanti. L’uso della resina come emostatico è noto e riconosciuto dalle Farmacopee di diverse nazioni.
Masticata diventa molle sotto i denti e viene considerata come l’antenata del chewing-gum di cui è parte essenziale anche attualmente. Decongestionante e antisettica è consigliata nelle infezioni dell’apparato orale: rinforza le gengive, purifica l’alito. Entra a far parte di paste per otturazioni dentarie e per fissare le dentiere. Come aromatizzante viene impiegato per preparare sia alimenti che bevande. La sua azione astringente è sfruttata per risolvere diarree dei bambini. Viene attualmente sconsigliato l’uso dal punto di vista medicamentoso.
 

diarree dei bambini. Viene attualmente sconsigliato l’uso dal punto di vista medicamentoso.

USI VARI

Legno
Le grosse radici soprattutto (su ciaccaru in lurese), serviva come legna da ardere. Produceva una fiamma viva perché alimentata dagli oli essenziali, ma non era duratura.
Foglie
Ricche in tannini, venivano usate per la concia delle pelli. Col lentischio si curavano diverse malattie. Un infuso di foglie era considerato efficace per far passare il mal di denti, per curare le gengiviti e laringiti.
Rami
Ad Arzachena si preparavano cataplasmi con dei rametti pestati e si adagiavano sulle ferite. Veniva usato anche contro il malocchio, un ramoscello si appoggiava sulla culla del bimbo visitato da “comari troppo premurose” oppure si appendeva al giogo dei buoi o ancora versandolo nell’acqua con cui poi si spruzzava l’animale colpito dal malocchio. Con rametti teneri e sottili, molto flessibili si confezionavano canestri, cestini e anche nasse da pesca. Considerevole l’interesse dell’arbusto dal punto di vista tintorio.

 Tipico della macchia mediterranea, il lentisco (Pistacia lentiscus) è un arbusto cespuglioso sempreverde appartenente alla famiglia delle anacardiacee, che può arrivare fino a tre-quattro metri di altezza.

Rustica e adatta a ogni tipo di suolo, questa pianta dal forte e caratteristico odore resinoso sopporta bene la siccità ed è miglioratrice del terreno, tanto che il substrato su cui cresce è considerato un ottimo terriccio da giardino. Particolarmente utile dal punto di vista ecologico per il recupero delle aree degradate e la riqualificazione ambientale di superfici marginali (rocciose o in forte pendio), il lentisco è spontaneo e frequente lungo le coste, ma risale anche le pendici calde e assolate dell’immediato entroterra.

Presenta una chioma densa e molto ramificata, foglie composte imparipinnate, fiori unisessuati di colore bruniccio disposti in grappoletti ascellari e piccole drupe globose come frutti, che cambiano colore in base alla maturazione, dal verde al rossastro fino al nero, quando sono maturi.

Dalla corteccia si ricava una resina fluida che si solidifica all’aria, nota anche come mastice di Chio (dal nome dell’isola greca sua maggiore produttrice), che è stata impiegata da tempo immemorabile e nelle più diverse civiltà nel settore della cosmetica e per le sue proprietà terapeutiche.

In Medio Oriente veniva utilizzata per disinfettare e profumare ed era conosciuta per le sue proprietà antisettiche, tanto che vi si faceva ricorso per trattare le ferite, curare le ulcere gastriche e conservare l’igiene orale, sotto forma di una specie di gomma da masticare per la cura di denti e gengive e la purificazione dell’alito. In effetti,  grazie alla masticazione il mastice diventa plastico e svolge una notevole azione terapeutica su denti e gengive. Ancora oggi la resina è quindi utilizzata come ingrediente dei moderni chewing-gum, trova svariati utilizzi in profumeria e, in campo odontotecnico, rientra nelle paste per le otturazioni e nei mastici per dentiere.  Inoltre viene anche impiegata dagli artisti come vernice e nei restauri.

Basta leggere i classici greci e latini per trovare ampi riferimenti agli innumerevoli utilizzi di questa pianta, conosciuta per le sue proprietà diuretiche, antinfiammatorie, antisettiche, cicatrizzanti ecc., così da esser sfruttata per la produzione di olio alimentare, la cura delle ferite e delle ulcere gastriche, la pulizia e purificazione della pelle, il trattamento di tosse e raffreddore  e perfino la  tintura dei capelli.

Nella tradizione sarda, specialmente nelle aree agro-pastorali, era abitudine frequente quella di preparare impacchi di foglie per sanare le ferite e deodorare i piedi, tanto che le foglie più giovani e tenere venivano poste all’interno delle scarpe per profumare e impedire l’eccesso di sudorazione.

 

L’olio aromatico estratto dai frutti era inoltre impiegato in cucina al posto di quello d’oliva (più costoso e meno reperibile soprattutto in tempo di guerra), nella medicina popolare (ad esempio per curare la pelle e le punture d’insetto, cicatrizzare le ferite e combattere i dolori muscolari e reumatici), nonché nelle lampade per l’illuminazione. Usi che sono andati perduti nel corso del tempo, poiché quest’olio è stato soppiantato da quello d’oliva – divenuto più accessibile –  anche a causa della sua antieconomicità, legata al lungo e complesso processo di lavorazione.

I più recenti studi scientifici di fitoterapia hanno però confermato la bontà di questo prodotto, che grande successo aveva ottenuto nella medicina popolare. Ricco di acidi grassi essenziali, per le sue ottime proprietà può esser efficacemente impiegato come antinfiammatorio, antisettico, cicatrizzante, idratante e nutriente, tanto che in tempi recenti sia la dermatologia che l’industria cosmetica e quella alimentare paiono averlo riscoperto.

Alcune ricerche hanno dimostrato l’efficacia di quest’olio nell’abbassare il livello ematico del colesterolo e dei trigliceridi, nel combattere alcune affezioni gastro-intestinali (ad es. la dispepsia) e nel contribuire a prevenire alcuni tipi di tumore, grazie alle sue proprietà antiossidanti.

 Per la sua azione lenitiva e idratante, l’olio di lentisco è particolarmente indicato per le pelli sensibili e irritate, nonché per curare dermatiti e psoriasi. Oltre all’olio derivato dai frutti vi è anche l’olio essenziale prodotto da un processo di distillazione della pianta,  che ha proprietà balsamiche, tonifica e rinfresca, così da poter essere utilizzato nei diffusori d’essenze o negli umidificatori dei termosifoni per purificare e profumare l’aria, o in una vasca da bagno per un momento di benessere e relax.

Ampiamente utilizzato in cosmetica per realizzare saponi, bagno schiuma, oli da bagno e da massaggio e creme idratanti per il viso e per il corpo che tonificano, idratano, nutrono in profondità e profumano la pelle, prevenendone l’invecchiamento, vanta anche ottime proprietà antinfiammatorie, sedative, astringenti e antisettiche delle mucose, costituendo un valido rimedio per le affezioni delle vie aree e urinarie. Mediante sciacqui e gargarismi combatte gengiviti, piorree, mal di gola, alitosi e ogni tipo di infiammazione del cavo orale, mentre coi lavaggi a livello uro-genitale è indicato nel trattamento di cistiti, uretriti, ureteriti, leucorrea e prostatiti. L’uso interno a scopo medicinale è invece sconsigliato per la sua tossicità.

Siamo comunque in presenza di una pianta dalle innumerevoli risorse. Il legno del lentischio, duro, compatto e dal bel colore rosso-venato, è impiegato per la produzione di carbone vegetale, nell’artigianato per piccoli lavori al tornio e d’intarsio, nonché per i forni a legna delle pizzerie, poiché brucia bene e permette di raggiungere alte temperature in breve tempo.

Ancora oggi il lentisco costituisce una tipicità dell’isola greca di Kios, dove il mastice è un prodotto Dop che garantisce il benessere a una serie di  località tutelate dal Ministero della Cultura ellenico. Vi è anche una leggenda sull’origine di questa risorsa, legata alle vicende di San Isidoro, che dopo la conversione al cristianesimo dovette fuggire di casa e trovò riparo proprio in questa isola, dove morì in solitudine con la sola compagnia di un alberello di lentisco, che in seguito alla sua morte iniziò a versare copiose lacrime di resina.


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